Al pan, pan y al vino, vino

Il 19 novembre, gli studenti del corso IEM abbiamo visitato la Biennale Enogastronomica di Firenze, con l’intento di valutare l’evento in vari aspetti. Ci sono molti nomi per chiamare un evento: fiera, mostra, festival, conferenze, summit, ecc … con il quale possiamo facilmente identificare le loro caratteristiche: la sua durata, la frequenza, il contenuto, il suo obiettivo. Nel caso di una biennale, si svolge ogni due anni, se può capire che sua frequenza viene per le dificoltà logistiche, e questo crea delle maggiori aspettative, ma dal momento invece il Sabato scorso ho visto un cattivo esempio.

location

L’importanza della location

Dopo essere visto il programma, 18 giorni, e la propria definizione come Biennale, ci aspettavamo qualcosa di più rilevante. A mio parere, la location non era la più adeguata. Ci sono buone intenzioni in materia di ubicazione, giustificandolo come un elemento per rivalutare il quartiere, però il modo in cui si ha marginato la struttura, cosi semplice, accanto a un grande supermercato sembraba piu la sezione di vini della Coop.

Passata questa prima impressione, abbiamo iniziato il compito di osservare le debolezze e ciò che potrebbe essere migliorato. Mi sono sorpreso che, nel caso di un evento dedicato alla gastronomia, il vino e dove si poteva assaggiare, no c’era alcuna traccia di contenitori per rifiuti. E ciò che rende questo più sorprendente è che la maggior parte di queste aziende sono biologiche, e rispettosa dell’ambiente, ma nessuno di loro ha chiesto la responsabilità per il cestino riciclaggio. Un altro punto sorprendente è stata la disposizione degli stand, che non mantengono qualsiasi consistenza senza essere raggruppati per tema, ad esempio oli in una mano, il vino in un altro, e una terza sezione. Inoltre, alcuni dei partecipanti hanno completamente dimenticato le regole di sicurezza con i loro cartelloni coprendo la segnaletica di estintori e uscite di emergenza.

Ci sono stati molti difetti discoperti tra i 15 studenti, e non potrebbe scrivere tutti. Abbiamo anche avuto l’opportunità di parlare con alcuni partecipanti che ci hanno dato ragione in alcuni di questi aspetti. Credo che l’insegnante aveva scelto questo evento sapendo che ci aspettava questi punti.

Venuto fuori chiaro che ogni cosa ha il suo nome per ragione, e che nel settore egli eventi in cui c’è tanta diversità, le denominazione devono essere trattate in modo accurato e di non creare false aspettative. Cioè, come nella frase popolare spagnola, chiamare al pane, pane e al vino, vino.

Pablo J. Faura

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